Eredità e comunione dei beni: cosa spetta della casa ai figli?

martedì 27 ottobre 2015
Importante questione giuridica, occorre verificare se l'immobile è realmente da considerarsi in comunione dei beni

Martina ci scrive: “Nel settembre del 1969 mio padre sottoscriveva un atto di assegnazione e di trasferimento in proprietà immediata con pagamento rateale e con garanzia ipotecaria di un immobile. La richiesta di assegnazione è stata fatta solo da mio papà. Nel 1975, con l’entrata in vigore della legge, venne riconosciuta la parità giuridica dei coniugi, venne istituita la comunione dei beni come regime patrimoniale legale della famiglia (in mancanza di diversa convenzione) e i miei genitori non hanno richiesto la divisione. Il pagamento rateale dell’immobile è terminato nel 1999. A febbraio del 2012 è mancata mia mamma e non abbiamo aperto la successione. Ad oggi mio papà ha deciso di vendere la casa perché vuole sposarsi e andare ad abitare nella casa della nuova compagna.
Questa la mia domanda: per la parte delle rate pagate dopo il 1975 con l’entrata in vigore della comunione dei beni, non è diventata proprietaria della casa anche mia mamma? Se avessimo aperto la successione, a me e a mia sorella non sarebbe spettato 1/3 del 50% di mia mamma (a partire naturalmente dal pagamento delle rate dal 1975)? Mio padre non vuole sentire ragioni: ha asserito che è giusto che la nuova compagna abbia del denaro affinché in futuro si prenda cura di lui (con la nuova legge, anche se si sposano la compagna non percepirà la pensione). Cosa possiamo fare io e mia sorella che per una vita abbiamo aiutato i nostri genitori e ci siamo occupati del papà fino all’incontro con la nuova giovane compagna?”

Risponde il Notaio Carlo Nicolò, Studio notarile in Loreto:
Il quesito proposto involge un’importante questione giuridica che da tempo affatica Dottrina e Giurisprudenza, ossia il problema di individuare il momento rilevante per capire se l’assegnazione di un immobile in favore di Socio di Cooperativa cada o meno in comunione legale dei beni con il coniuge. La Corte di Cassazione ha ormai pronunciato il seguente assunto: “In tema di assegnazione di alloggi di cooperative edilizie, il momento determinativo dell’acquisto della titolarità dell’immobile da parte del singolo socio, onde stabilire se il bene ricada, o meno, nella comunione legale tra coniugi, è quello della stipula del contratto di trasferimento del diritto dominicale (contestuale alla convenzione di mutuo individuale), poiché solo con la conclusione di tale negozio il socio acquista, irrevocabilmente, la proprietà dell’alloggio (assumendo, nel contempo, la veste di mutuatario dell’ente erogatore), mentre la semplice qualità di socio, e la correlata prenotazione, in tale veste, dell’alloggio, si pongono come vicende riconducibili soltanto a diritti di credito nei confronti della cooperativa, inidonei, come tali, a formare oggetto della ‘communio incidens’ familiare”.
Rapportando quanto sopra al caso di specie, l’immobile non pare essere caduto in comunione legale dei beni tra i genitori di Martina, posto che l’atto di assegnazione e trasferimento in proprietà dell’alloggio è stato sottoscritto solo dal padre quando ancora non vigeva il regime patrimoniale di comunione tra i coniugi, a nulla rilevando la circostanza che il pagamento delle rate sia stato concluso quando tra i genitori vigeva il regime comunitario (infatti, da quanto riferisce Martina, la proprietà è stata trasferita al padre già nel 1969). Ciò posto, il padre di Martina può vendere liberamente in vita l’immobile essendone l’unico ed esclusivo proprietario. Consiglio comunque a Martina di rivolgersi al suo Notaio di fiducia per meglio valutare la questione in quanto una risposta definitiva e più completa può darsi solo dopo aver letto l’Atto di assegnazione e aver individuato il tipo di Cooperativa che all’epoca aveva provveduto all’assegnazione in favore del padre.

Notaio Carlo Nicolò
Studio notarile in Loreto

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