Benvenuti nell’era della neoedilizia!

lunedì 4 febbraio 2013
Oggi i costi dell'architettura sostenibile competono con quelli dell'architettura tradizionale, ma i progettisti rimangono scettici e la normativa italiana arretrata

La ricerca nel mondo delle costruzioni fa passi da gigante e le avanguardie già si confrontano su termini come “neoedilizia” e “post-sostenibilità”. Di esempi concreti di questa nuova filosofia edilizia ce ne sono a bizzeffe, come usare la canapa per eseguire mattoni. Si tratta di una tecnica antica, ma vista ancora con scetticismo dall’edilizia tradizionale; eppure un suo utilizzo permette di risparmiare il 90% di acqua rispetto a quella necessaria nel caso del cemento, e poco meno di un terzo di energia. A spiegarlo è Erich Trevisiol, docente di Progettazione sostenibile all’Università IUAV di Venezia e moderatore del convegno organizzato da ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica) al Klimahouse di Bolzano, la fiera internazionale specializzata nell’efficienza energetica e nella sostenibilità in edilizia. “In più – ha aggiunto il professore – usare la canapa vuol dire poterla coltivare e produrre davanti al cantiere, in modo da poter avere la materia prima davvero a chilometro zero”.

Quella che i progettisti oppongono a questa evoluzione è una ritrosia non più giustificabile con un aumento dei costi d costruzione: le spese sono diminuite anno dopo anno, fino ad essere assolutamente comparabili con quelle dell’edilizia tradizionale. Trevisiol conferma che una decina di anni fa i costi dell’architettura naturale erano superiori del 15%, mentre oggi il differenziale è a zero.

Mentre la ricerca prosegue, a far da freno è lo scarso aggiornamento di architetti, ingegneri e operai edili. “Se non entriamo nella testa dei progettisti, i clienti non arriveranno mai a sapere che esiste la possibilità di costruire in modo diverso e con maggiori vantaggi ambientali ed economici,” ammette Trevisiol, che denuncia come la cosa più difficile da fare sia convincere operai e imprese a usare questi materiali. Allo scarso know-how di progettisti e maestranze si aggiunge, inoltre, la normativa italiana, spesso poco attenta a stimolare la diffusione di soluzioni a basso impatto. Con l’ulteriore paradosso che, essendo la questione demandata agli enti locali, a pochi chilometri di distanza convivono eccellenze e norme più arretrate. “L’Italia è a macchia di leopardo. Ogni Regione ha le sue norme,” conclude il professore. “Una situazione di arretratezza che dobbiamo sconfiggere, perchè se non puntiamo con decisione su questi nuovi tipi di produzioni non usciremo ami dalla crisi”.

Al momento non ci sono commenti dei lettori per questo articolo.

Commenta l'articolo

Per poter inviare un commento a questo articolo è necessario essere registrati al sito. Se non sei ancora un utente registrato, registrati adesso. Se sei un utente già registrato, esegui il login per inviare un commento.