Imu: 8 comuni su 10 alzeranno l’aliquota

lunedì 10 settembre 2012
Si salvano solo le prime case e i fabbricati rurali

L’imposta più temuta e detestata dagli italiani torna ad abbattersi sui bilanci famigliari. Secondo Il Sole 24 Ore sono otto su dieci le città che hanno alzato il livello base della nuova imposta municipale sugli immobili. Mentre molte amministrazioni locali hanno già deciso di incrementare l’aliquota di riferimento fissata a dicembre 2011, portandola da una media iniziale dello 0,76% allo 0,95%, tanti altri comuni stanno valutando proprio in questi giorni come comportarsi dinanzi alla possibilità di incrementare le percentuali di applicazione.

A pagare il conto saranno soprattutto le imprese e i proprietari di case affittate visto che l’aliquota ordinaria si applica a tutti gli immobili diversi dalla prima abitazione e dai fabbricati rurali strumentali (stalle e cascine).

I Comuni hanno bisogno di fare cassa e una delle conseguenze è, per esempio, il mancato incremento della detrazione di 200 euro e la riduzione d’aliquota per i proprietari di case affittate a canone libero. Anche i proprietari che hanno siglato affitti a canone concordato, sottolinea il Sole 24 Ore, devono fronteggiare un prelievo fiscale che in una città su due è in linea con quello delle locazioni di mercato. L’Imu sulle seconde case sfitte è all’1%, con picchi dell’1,06.

La situazione risulta ancora più pesante per negozi, uffici e capannoni che saranno oggetto di un prelievo medio dello 0,95%. Insomma per le imprese nessuno sconto, tanto più se si tratta di detrazioni legate a particolari condizioni, come l’avvio di attività oppure le iniziative dei giovani.

Prevista qualche agevolazione ma di ridotta portata: un comune su 5 prevede sconti per le case date in prestito ai parenti, uno su dieci per i negozi o i laboratori usati direttamente dal titolare, per gli alloggi realizzati dai costruttori e rimasti invenduti, per cinema e teatri, per botteghe storiche e negozi di vicinato. Infine solo un comune su cinquanta ha dettato una qualche forma di sconto alle imprese che assumono disoccupati, apprendisti o ricercatori.

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