La crisi del settore immobiliare si aggrava nell’ultimo semestre

venerdì 20 luglio 2012
Preoccupanti gli indicatori economici, riferiti ai primi mesi del 2012

Secondo quanto dichiarato dal presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici, nel corso dell’intervista a Radio Vaticana: “nell’ultimo semestre si registra un deciso aggravarsi della crisi di tutto il settore immobiliare. Preoccupanti gli indicatori economici, riferiti ai primi mesi del 2012.

A) Minor gettito fiscale (particolarmente dell’Iva)
Cause:
– minori spese-consumi delle famiglie;
– meno cantieri edilizi (manutenzioni e nuove costruzioni);
– minori investimenti privati;

B) Riduzione delle compravendite relative all’acquisto-casa da parte delle famiglie ( 19,6 % dato Agenzia Territorio ):
atteggiamento prudente-riflessivo delle famiglie che hanno ridotto l’investimento del risparmio nel mattone.

C) Contrazione drastica dei mutui immobiliari (dati primo trimestre del 2012; 47 %)
Il calo verticale dei mutui e’ al tempo stesso effetto e concausa della crisi economica del settore.
C’è da chiedersi quanto esso risponda ad una contrazione dovuta alla crisi di liquidità del sistema e quanto risponda ad una mancanza di politica bancaria di sostegno (con la concessione dei mutui) al mercato immobiliare.

D) Contrazione degli investimenti immobiliari da parte degli stessi fondi di investimento, italiani e stranieri.

Nel quadro della crisi economica generale si registra un forte inasprimento del carico fiscale sugli immobili.
Nel campo della locazione (istituto economico che presidia l’investimento economico nel mattone) l’Imu, nella forma in cui è stata introdotta in via sperimentale ed anticipata e combinata con la riduzione della deduzione forfetaria per spese manutentive, può generare squilibri connessi al venir meno della competitività sul piano economico di questo tipo di investimento. Esito questo deleterio per l’economia e l’assetto sociale del Paese.
L’azione di governo non può prescindere dal considerare il fattore psicologico come importante elemento propulsore del mercato.
Nel settore immobiliare la stretta fiscale è stata drastica e generale: non solo misure volte a generare il maggior gettito tributario, ma il varo in modo generico e frettoloso della riforma catastale. Questa riforma si innesta su un sistema di tassazione sperequato ed iniquo (con effetti deleteri ove si pensi che, pur in assenza di reddito effettivo, viene tassato un reddito presunto correlato al valore catastale) poggiante peraltro su aliquote dilatate.
Sicchè la sua attuazione in tali condizioni porterebbe ad un carico tributario da vera e propria espropriazione.
Il varo della riforma catastale, che, per ben che vada, produrrà effetti tra quattro o cinque anni, oggi non ha altro valore che quello di rappresentare una “lezione di rigore” per il futuro. C’è da supporre che essa abbia generato negli italiani l’idea di un pregiudizio negativo del Governo verso gli investimenti immobiliari, con la conseguente psicosi del “tiriamo i remi in barca”.
Occorre una inversione di rotta, da parte del Governo, se si vuole che il futuro non ci presenti situazioni di tracollo: prima la riforma della fiscalità immobiliare e poi quella catastale, e non viceversa.»

Al momento non ci sono commenti dei lettori per questo articolo.

Commenta l'articolo

Per poter inviare un commento a questo articolo è necessario essere registrati al sito. Se non sei ancora un utente registrato, registrati adesso. Se sei un utente già registrato, esegui il login per inviare un commento.