Housing sociale, come coniugarlo con la sostenibilità dell’abitare

martedì 7 febbraio 2012
Il recente convegno sull'housing sociale, organizzato a Folgaria da ITEA (Istituto Trentino Edilizia Abitativa), è stata l'occasione per fare il punto sul complesso mondo dei bisogni abitativi. La cui soluzione oggi non può essere disgiunta dall'adozione di misure e tecnologie in grado di salvaguardare il comfort, ma all'insegna del risparmio energetico. Anche per liberare risorse da investire in nuovi alloggi sociali
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Nel recente convegno “Abitare sostenibile. Esperienze a confronto” che si è tenuto a Folgaria per iniziativa di ITEA, si è parlato di social housing in Italia e delle problematiche che vi sono connesse.

Altri argomenti all’ordine del giorno: l’edilizia green e la sostenibilità dell’abitare, argomenti oggi imprescindibili quando il discorso verte sull’arte e la pratica del costruire edifici. Un’attività cui va addossata buona parte dei consumi energetici (oltre il 40% dei consumi totali), sia in fase di costruzione che di manutenzione.

Motivo per cui è di fondamentale importanza adottare tecnologie all’avanguardia in grado di ridurre i consumi energetici, pur mantenendo inalterato il comfort abitativo.

Il convegno è stato inaugurato dalla presidente ITEA, Aida Ruffini, che ha introdotto l’uditorio agli argomenti in discussione con queste parole: «Il meeting di oggi intende indagare il tema della sostenibilità che può essere declinato in varie accezioni: ambientale, sociale, economica. Per quanto riguarda quella ‘sociale’, il focus va sulla risposta dell’ente sociale nel garantire una casa a chi ne ha bisogno e la coesione sociale. In Trentino le domande si attestano a circa 6.000 su 500.000 abitanti, ma la bolla immobiliare degli anni ’90, che ha spinto ad un innalzamento del valore degli immobili, l’attuale crisi economica, la stagnazione dei salari e i tassi di interesse in costante aumento non hanno facilitato il nostro compito. La fiscalità (IRES, ICI) pesa sul nostro ente per il 70% sugli utili e l’IMU avrà un peso ancor più significativo e forse non sostenibile su un piano finanziario. Per quanto riguarda la sostenibilità economica, il nostro impegno è e sarà rivolto con sempre maggior forza al risparmio energetico e alla ricerca di fonti energetiche alternative».

Dello stesso avviso, e rimanendo sullo stesso tema delle “risposte dell’edilizia pubblica alle trasformazioni della società”, il presidente Ater Roma, Bruno Prestagiovanni, che ha parlato della propria esperienza, aggiungendo delle considerazioni di carattere generale sull’housing sociale: «Ater Roma gestisce 50.000 alloggi e la criticità più importante ora sta nell’implementazione dell’efficienza energetica (in particolare nella realizzazione di cappotti termici). Dove trovare i finanziamenti? Dobbiamo diventare un ente economico autonomo in grado di decidere sui canoni di locazione e i prezzi di vendita e continuare a vendere non è più remunerativo. Un’altra sfida è puntare non più solo sulla fascia “debole” della popolazione (a canone sociale), ma sul ceto medio, sempre più inabilitato ad accedere sia al mercato del credito che all’alloggio pubblico (es. single, divorziati, famiglie con soggetti con handicap, anziani). Abbiamo inoltre necessità di aprire un confronto a tutto tondo con la politica che spesso dimostra di conoscere solo un lato del problema a causa del maggior pressing svolto, ad esempio, dai sindacati degli inquilini e non dagli enti stessi di edilizia pubblica. Le soluzioni possibili – ha concluso il presidente – possono vedersi nel caricare il canone di locazione come costo sociale, includendolo in un contratto di servizi pubblici, e nel riservare il 50% delle cubature edilizie, a livello regionale, all’housing sociale e, grazie a questo progetto, si potrebbe intensificare anche il mix sociale, che sarebbe un intervento risolutivo a molti problemi di convivenza tra condòmini. Infine, torno sul problema della fiscalità: per noi l’IMU sarà un peso insopportabile e presenteremo a breve l’istanza di richiederne l’esenzione alla Conferenza Stato/Regioni».

Un contributo alla soluzione dei problemi energetici è stato portato al convegno da Stefano Menapace, coordinatore tecnico di ARCA (Architettura Comfort Ambiente) che ha spiegato il significato dell’ente che rappresenta: (ARCA) «Nasce con l’intento di valorizzare e promuovere l’edilizia in legno di qualità e gli ambiti di intervento sono molteplici: certificazione di edifici e prodotti in legno e accreditamento di costruttori, progettisti e consulenti. E’ d’uopo altresì sottolineare che Arca è il primo sistema di certificazione di edifici con struttura portante in legno e affonda le proprie radici nella ricerca e sviluppo, applicabile ora a tutte le tipologie costruttive in legno».

La conclusione dei lavori è stata affidata al presidente Federcasa, Ettore Isacchini, che ha ricordato i prossimi impegni per il futuro dell’associazione, che è chiamata a «rispondere alle nuove esigenze di una società in continuo cambiamento (immigrazione, single in crescita, famiglie disgregate), richiedere al Parlamento l’esenzione dell’IMU per tutte le aziende casa socie di Federcasa, creare una rete di conoscenza e scambio di informazioni ed esperienze più forte e sinergica tra gli enti di edilizia pubblica in Italia e richiedere all’Europa il recupero di fondi strutturali fondamentali per il risparmio energetico, dato che la direttiva europea dal 2014 obbligherà tutti gli enti a investire il 3% (in proporzione al numero degli alloggi) nel risparmio energetico del patrimonio immobiliare».

 

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