Abusivismo edilizio, la fragilità del territorio nasce da una pratica aberrante

mercoledì 30 novembre 2011
Non può esistere un governo del territorio se si lascia mano libera a ogni forma di abusivismo edilizio, da quello legalizzato dai condoni sistematici, a quello più strisciante perché spicciolo e meno eclatante. Oltre a danneggiare l'ambiente si tollerano insediamenti costruiti in spregio a ogni regola, con l'aggravante che i costi dei disastri annunciati peseranno sulla collettività, e saranno reclamati a gran voce
Abusivismo edilizio, la fragilità del territorio nasce da una pratica aberrante-http://www.sxc.hu/profile/Avolore

Il numero 20/2011 del periodico CGIL “News Casa e Città” contiene un articolo che merita di essere segnalato all’attenzione anche dei nostri lettori.

Si tratta di “Abusivismo edilizio: la cementificazione selvaggia rende l’Italia sempre più fragile“.

L’articolo non è firmato, e si può ritenere quindi che vi sia impegnata la credibilità di tutta la redazione.

In ogni caso i numeri, e i concetti, che vi sono riportati suscitano indignazione e preoccupazione.

Per esempio, «solo negli ultimi 15 anni tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati e quattro milioni di abitazioni sono state realizzate tra legali e abusive, nuove e ampliamenti».

Occorre naturalmente distinguere tra legalità e abusivismo, senza però trascurare la categoria dell’abusivismo spicciolo e quella intermedia che va sotto il nome di abusivismo legalizzato, quello dei condoni, per intenderci.

E senza però dimenticare che ogni forma di abusivismo è una ferita al territorio che infatti presenta puntualmente il conto a ogni alluvione o disastro ambientale.

Quel che è peggio, l’irresponsabile vezzo, cioè l’abitudine, tollerata, a costruire dovunque e comunque non accenna ad arrestarsi, se è vero che «per il 2010 si parla di 27mila abitazioni su 229mila, l’11,8%; per il 2011 la stima è di 26mila su 213mila (Cresme)» di edifici abusivi.

Inoltre, se è vero che l’ultimo condono edilizio risale al 2003-2004, «dal 31 dicembre 1993 ad oggi sono state realizzate oltre 200.000 nuove abitazioni abusive», mentre apprendiamo che in precedenza «altre 230.000 erano sorte in appena due anni (1983/1984) come conseguenza del primo condono».

L’andamento dell’abusivismo è inarrestabile: «la percentuale di edilizia abusiva sale dal 15,8% nel 1982 al 25,3% nel 1983 per arrivare al 28,7% nel 1984; analogo trend tra il secondo (1994-1995) e terzo (2003-2004) condono, ma con picchi meno elevati. E tutti questi picchi terminano con una sanatoria (Cresme)».

La beffa, da ultimo, consiste nell’impossibilità da parte dei Comuni di esaminare tutte le domande di condono.

Ed è facile concludere che ciò si traduce in edifici che spesso non hanno nessuno dei requisiti minimi di sicurezza e agibilità.

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