Territorio, i Geologi hanno la testa propria dura

lunedì 21 novembre 2011
Il rischio è altissimo per il nostro territorio ma nessuno sembra curarsi del problema, a parte qualche voce sparuta. Parliamo del dissesto idrogeologico, certo; ma anche dei siti fortemente inquinati, spesso delimitati soltanto da un'improbabile recinzione. Ad alzare, affranti, la voce, restano soltanto i Geologi che insistono testardamente a voler salvare il territorio
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Non demordono i Geologi del nostro Paese e a ogni pie’ sospinto, tutte le volte cioè che l’occasione si presta, non mancano di far sentire la loro voce che alcuni giudicano alla stregua di una fastidiosa Cassandra.

Naturalmente non è così, e i fatti luttuosi più recenti della Liguria e prima ancora della Toscana e prima ancora del Veneto e prima ancora di tutte le altre disgrazie che sgretolano il nostro territorio, sono lì a dimostrare che se avessimo dato ascolto alle loro intemerate, oggi non ci troveremmo a piangere lutti e macerie, o almeno non in maniera così rilevante.

Fatta questa premessa, questa volta ad alzare la voce è Francesco Russo, Vice Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania.

L’occasione gliela offre il Convegno organizzato dall’Ordine Regionale per venerdì 25 novembre 2011: “I Siti di Interesse Nazionale – la bonifica” (Castel Volturno, Holiday Inn).

«Non c’è regione italiana – afferma Russo – che non abbia nel suo territorio almeno un sito contaminato. Il primato lo detiene la Lombardia, con ben 7 aree, seguita dalla Campania con 6, da Piemonte e Toscana con 5, da Puglia e Sicilia con 4. La Campania insieme alla Sardegna condivide, inoltre, il primato delle regioni dove ci sono le aree contaminate più vaste (in totale 345.000 ettari in Campania e 445.000 ettari in Sardegna), il Molise invece, rappresenta la regione con meno superficie contaminata (solo 4 ettari)».

Per discutere di questi argomenti a Castel Volturno saranno presenti geologi, ingegneri e operatori di settore.

In particolare si segnalano le personalità che seguono: il Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, Francesco Peduto; Salminen Reijo della Geological Survey of Finland; Benedetto De Vivo dell’Università Federico II di Napoli; Marinella Vito, Direttore Tecnico di ARPA Campania; Michele Di Natale, Preside della Facoltà di Ingegneria della Seconda Università; Fabio Pascarella dell’ISPRA; Giuseppe Gisotti, Presidente della SIGEA; Giuseppe Comella, Direttore del Dipartimento Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori “Pascale” di Napoli.

Dichiara, durissimo, Francesco Russo: «Ad oltre dieci anni dall’adozione del DM 471/99, che fissava le procedure per l’effettuazione delle bonifiche, i risultati sono molto deludenti. La questione bonifiche non può prescindere dal più ampio concetto di “danno ambientale” causato dagli inquinanti localizzati nelle aree di cui è nota la contaminazione e l’esigenza di una pronta bonifica».

I contaminanti maggiormente presenti all’interno dei 57 SIN (Siti interesse nazionale) presenti attualmente in Italia sono: diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, solventi organo clorurati e policlorobifenili (PCB).

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