lL’analisi che l’Istat ha reso disponibile in questi giorni si intitola “Il sistema energetico italiano e gli obiettivi ambientali al 2020” e si basa su dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico, dall’Enea e dalla società Terna.
Uno dei dati più significativi riportato dallo studio é che mentre «nel 2009 risulta ancora predominante la quota dei combustibili fossili, e in particolare dei prodotti petroliferi, che incidono per il 41 per cento sul consumo interno lordo», se si analizza «il periodo 2000-2009, invece, risulta notevolmente diminuita la quota di disponibilita di energia da petrolio (-8,5 punti percentuali), mentre é salita la quota da fonti rinnovabili (3,8 punti percentuali) e quella da gas naturale (4,1 punti percentuali)».
Per quanto riguarda in particolare le fonti rinnovabili l’Istat ricorda che «la Strategia messa a punto dall’Unione europea per l’anno 2020, secondo quanto prevede la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009, fissa degli obiettivi vincolanti per ciascuno degli Stati membri relativamente al ricorso alle fonti rinnovabili».
E qual é a questo proposito la situazione del nostro Paese? Siamo in linea con gli obiettivi fissati?
Ecco la risposta a questo interrogativo: «In Italia, nel 2005 la quota di fonti rinnovabili é risultata pari al 5,2 per cento e l’obiettivo da raggiungere per il 2020 é fissato al 17 per cento. Per quanto riguarda gli altri Paesi, la quota di partenza e la quota obiettivo sono rispettivamente: Germania 5,8 e 18 per cento; Spagna 8,7 e 20 per cento; Francia 10,3 e 23 per cento; Polonia 7,2 e 15 per cento; Regno Unito 1,3 e 15 per cento. Per raggiungere piu agevolmente l’obiettivo prefissato, gli Stati membri dovranno promuovere e incoraggiare l’efficienza energetica e il risparmio».
L’Italia sta andando in questa direzione?
Non sembra.
Infatti «tra le varie fonti energetiche rinnovabili utilizzate nel settore elettrico, quella idrica ha la maggiore incidenza (70,4 per cento sulla produzione totale da fonte rinnovabile), seguita dalle biomasse e dai rifiuti solidi urbani usati prevalentemente nelle centrali termoelettriche (11,5 per cento), dalla fonte eolica e fotovoltaica (10,1 per cento) e infine dalla geotermica (5,4 per cento)».
E’ pur vero che «nel 2009 la quota da fonti rinnovabili é aumentata di 4,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente (+4,8 punti percentuali rispetto al 2004)», ma «soprattutto grazie alla fonte idroelettrica (+3,4 punti percentuali rispetto al 2008 e +2,2 rispetto al 2004)», mentre rispetto al 2008 é «salita di 1,1 punti percentuali la quota delle altre rinnovabili (eolico e biomasse a seguire il fotovoltaico) e di 0,1 punti quella della geotermia».

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