Piano Casa, capitola l’ultimo baluardo, la Regione Emilia Romagna

giovedì 2 aprile 2009
Una cosa sono le dichiarazioni d'intenti, un'altra i problemi di chi deve comunque tenere d'occhio l'elettorato, di destra o di sinistra, non importa più a questo punto, basta che voti. Così anche la Regione Emilia Romagna sottoscrive il Piano Casa

A volerla dire tutta non ce l’aspettavamo.

Evidentemente ha prevalso la ragion di stato, anzi della regione, e alla fine si sono tutti accodati, ben allineati e coperti, dietro la bandiera del 20%.

D’altra parte lo aveva spiegato lo stesso Berlusconi che le Regioni governate dalla sinistra, rimaste da sole a difendere la bandiera, avrebbero capitolato davanti allo spettro di perdere voti.

Insomma, quella benedetta stanza in più non la si può proprio negare a nessuno, e poi fa così comodo, come non ci avevamo pensato prima?

Soltanto perchè prima la crisi non c’era e adesso.
Quel che é più triste é che si voglia far passare questo calar le braghe come il miglior accordo possibile tra Stato e Regioni.

Sol perchè si é potuto così “evitare il peggio” (!?); sarà , ma peggio di così…
Ed é ancora più sorprendente che, per esempio, la Regione Emilia Romagna (dicasi la Regione Emilia Romagna) tenti di far passare quasi sotto silenzio, minimizzandolo come ordinaria amministrazione, l’accordo Stato Regioni, con un comunicato pieno di belle parole e di promesse e di attenzioni al territorio e di modifica alle leggi regionali vigenti senza però stravolgerne il significato, ma va?

Tant’é che il comunicato inizia con una notizia positiva, ed é quella che saranno snellite le procedure burocratiche per costruire, e di questo, sicuro, ce n’era veramente bisogno.
Stop. Il resto del comunicato é una sequela di pessime notizie, altro che evitare la cementificazione (evocando il male nel vano tentativo di prevenirlo).

«In Emilia Romagna rispetteremo il territorio, i beni storico-culturali e l’ambiente. Centrale negli interventi edilizi l’elevata qualità  architettonica, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili nonchè materiali e impianti rispondenti a criteri di sostenibilità  ambientale

Belle parole ma al vento, quando si sa che per ottenere tutta la documentazione per allacciare un impianto fotovoltaico alla rete occorrono otto/nove mesi se tutto va bene.

Ma poi a chi interessa delle rinnovabili, se fra poco andremo a nucleare? Suvvia, non prendeteci in giro e dite piuttosto che non si sarebbe potuto fare altrimenti.

«L’accordo tra Regioni e Governo – lo ha sottolineato l’assessore regionale alla programmazione e sviluppo territoriale Gian Carlo Muzzarelli – fissa i punti di riferimento per l’azione regionale e concorda un’azione comune di Stato, Regioni ed Enti locali per una reale semplificazione delle procedure amministrative che consenta ai cittadini e alle imprese di attivare gli interventi edilizi con tempi rapidi e certi, garantendo livelli alti della gestione del territorio e dell’edilizia di qualità . Sono esclusi dai provvedimenti i centri storici e le aree pregiate.»

Si prevedono interventi straordinari di qualificazione e recupero funzionale dei tessuti urbani di non elevata qualità  edilizia, individuate dai Comuni secondo le indicazioni generali della Regione: quindi elevata qualità  architettonica che utilizzi fonti di energia rinnovabili, nonchè materiali e impianti rispondenti a criteri di sostenibilità  ambientale. Gli interventi potranno essere inseriti in progetti di riqualificazione dei quartieri per trasformarli in luoghi più vivibili, che offrano ai cittadini servizi e infrastrutture adeguate e ambienti di vita più sani e sicuri.

Poi arriva la chicca, la cosa più sporca, quella che nessuno si sarebbe sognato di avallare soltanto qualche settimana fa, quando eravamo tutti intenti a sghignazzare nel tentativo di capire come e in quale direzione avremmo “allargato casa”.

Adesso, no, non c’é più niente da ridere: «In particolare – é sempre l’assessore regionale a riferirlo, saranno regolamentati interventi di ampliamento – anche attraverso piani/programmi definiti tra Regioni e Comuni – per migliorare la qualità  architettonica e/o energetica degli edifici entro il limite del 20% della volumetria esistente di edifici residenziali mono e bifamiliari o comunque palazzi di volumetria non superiore ai 1000 metri cubi, con un limite massimo dell’incremento volumetrico complessivo pari a 200 metri cubi.»

E giusto per capire qual é l’entità  del fenomeno e le previsioni del probabile saccheggio é appena utile sapere che «In Emilia Romagna é stimato che gli edifici residenziali mono e bifamiliari superino il mezzo milione (su un totale di quasi 900 mila immobili), mentre complessivamente gli appartamenti sono oltre 2 milioni. Di questi appartamenti uno su quattro ha una superficie tra 80 e 100 metri quadrati (il 21% é tra i 60 e 80 mq e 16 per cento tra 100 e 120 mq) e oltre 625 appartamenti hanno quattro stanze.»

Perchè i fortunati “sorteggiati” che potranno allargarsi non incontrino eccessive difficoltà  la Regione Emilia Romagna fa sapere che «sono già  al vaglio della apposita Commissione assembleare, proposte per il miglioramento delle proprie norme urbanistiche ed edilizie per ottenere una maggiore semplificazione del rilascio dei permessi di costruzione e di approvazione dei piani urbanistici ( Psc, Poc e Rue).»

Alla fine però la Regione Emilia Romagna si é fatta forza per difendere l’indifendibile e a non venire fuori dalla “trattativa” a mani vuote: «La Regione, inoltre, [insieme a chissà  quali altre tassative richieste? ndr] ha chiesto al Governo di realizzare un vero proprio Piano casa per rispondere alle esigenze di chi una casa non ha, predisponendo programmi di incremento dell’edilizia residenziale sociale

E un motivo per calcare la mano e farsi sentire infatti c’é: «In Emilia Romagna, infatti, sono circa 30 mila le famiglie che sono lista d’attesa per ricevere un alloggio pubblico mentre nel 2008 sono state ammesse a ricevere un contribuito a sostegno dell’affitto oltre 52 mila famiglie. “Obiettivo prioritario della Regione, al fine di assicurare la coesione sociale, rimane – ha concluso Muzzarelli – quello di aprire un immediato confronto con gli enti locali ed il Governo, per individuare le modalità  più celeri ed efficaci per rispondere alle esigenze abitative di chi la casa non la possiede e non riesce a rivolgersi al mercato dell’affitto.»

E sapete cosa ha risposto il Cavaliere? «Ci penso io»

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