E’ poi del tutto evidente che nel computo dei consumi va considerato anche il dispendio energetico necessario per produrre i singoli elementi che compongono l’edificio: legno, cemento armato, alluminio, acciaio ecc.
Tenendo presente che la casa passiva gira attorno all’uomo e non costituisce affatto un impoverimento del modo di vivere la casa e di abitarla ma al contrario rappresenta il modo migliore e più confortevole di utilizzare le risorse a disposizione, senza sprechi.
Oh! bella! e come si fa?
Ho girato la domanda, anzi una serie di curiosità che immagino siano anche quelle del lettore, all’ingegner Michele de Beni, direttore dell’ufficio modenese di TBZ (Centro di Fisica edile, con sede a Bolzano), esperto in case passive, simulazione di luce naturale, acustica, PHPP.
↑ ing. Michele de BeniNe è nata l’intervista che presento di seguito.
La prima domanda che le vorrei fare è questa: Quali sono le principali difficoltà che la casa passiva incontra attualmente in Italia?
«Sicuramente la mancanza di cultura progettuale. Nel senso che finché dobbiamo costruire la forma di qualcosa senza preoccuparci del funzionamento, il modo in cui viene progettata non è così importante. Se progetto un’autovettura che non deve andare in strada, non occorre che io rispetti determinati parametri. Ciò che conta è l’aspetto esteriore.»
Che significa ’scarsa capacità progettuale’, in questo specifico ambito?
«Scarsa conoscenza dei materiali, e conseguente mediocre capacità di elaborarli, al fine di ottenere, per esempio, una casa passiva. Lo si può facilmente constatare se pensiamo a quanta energia spendiamo per riscaldare un’abitazione: tantissima. Mentre attraverso l’uso di materiali appropriati, quindi di alta qualità, sostenuto da una progettazione semplice ma efficace, com’è il caso della ‘Casa passiva’, è possibile raggiungere risultati ottimali con l’impiego di una quantità limitata di energia.»
Spesso si avanza l’obiezione: ha senso costruire case passive in Italia, pensando soprattutto al Sud in modo particolare?
«Assolutamente sì. Per il semplice fatto che la casa passiva consente di ottenere all’interno dell’abitazione un clima confortevole, qualunque sia la latitudine in cui l’edificio è posizionato.»
Come immagina lo sviluppo di questo specifico settore dell’edilizia in Italia?
«Si tratta di una strada obbligata. Il gap con realtà vicine a noi diventa sempre più marcato. E in ogni caso la costruzione di edifici a ridotto consumo energetico non è un’opzione, è un obbligo. Altrimenti sarà presto inevitabile vivere in case molto fredde o molto calde, a meno che non vogliamo dotarci di una centrale nucleare dietro ogni casa.»
Chi sono attualmente i committenti di case passive in Italia?
«Privati per l’edilizia residenziale e i condomini, ma anche realtà industriali abbastanza grandi. L’interesse attraversa in maniera trasversale tutta la società. Quasi sempre i primi edifici in una determinata zona sono le sedi delle imprese di costruzione che intendono investire in immagine. L’obiettivo è comunque di raggiungere non tanto chi ha soldi da spendere senza problemi, ma le persone comuni che intendono abitare una casa normale.»
Lei personalmente come ha scoperto la casa passiva?
«Già prima della laurea ero interessato alla bioclimatica coinvolta nella progettazione, anche se spesso le realizzazioni concrete del passato sono state tutt’altro che scientifiche, anzi quasi del tutto a forte impatto letterario, se vogliamo. Questo interesse mi ha però consentito di approfondire certi temi che ho potuto sviluppare in un master in Germania, fino all’approdo al Gruppo TBZ che vede la collaborazione di parecchi tecnici del settore.»
La casa passiva è per definizione anche ecologica, qualunque cosa significhi questa espressione?
«Perché abbiamo bisogno di costruirci un secchio? Per contenere dell’acqua che diversamente si disperderebbe. Quindi il primo aspetto che devo prendere in considerazione nel progettare il secchio non è se devo realizzarlo in metallo, in plastica, in paglia o in cemento armato. Il punto è che riesca a contenere l’acqua. Lo stesso vale per la casa passiva: assodato che la progettazione e la tecnologia che userò mi farà risparmiare energia, tenuto cioè presente che il mio progetto inquinerà dieci volte meno di un edificio normale, sia in termini di costruzione che di gestione, potrò scegliere i materiali che voglio. Ma si tratta comunque di un’opzione: posso realizzare una casa passiva con materiali ‘naturali’ isolanti, ricorrendo per esempio alla bioedilizia. Ed è vero anche il contrario: posso costruire una casa in bioedilizia che però all’atto pratico inquina moltissimo. In ogni caso l’obiettivo resta la costruzione di una casa confortevole, in cui sto bene. Ed è coerente con questo scopo che si usino materiali che abbiano uno scarso impatto sull’ambiente.»
In Italia a chi ci si può rivolgere per la progettazione e la realizzazione di una casa passiva?
«Al momento esistono corsi per certificare progettisti di case passive, mentre di progettisti, tranne qualche sporadico caso, non esistono in quanto tali. Noi stessi, come TBZ, stiamo mettendo a punto un database di progettisti con una buona esperienza nel settore per colmare questa lacuna. Esistono naturalmente architetti, per fare un esempio di progettisti, che sono in grado di realizzare case molto belle, e che però poco hanno a che fare con la funzione della casa stessa, in termini di comfort realizzato con un bassissimo fabbisogno di energia. Aggiungo, per concludere che il sito casepassive.it è nato proprio a questo scopo: fornire documentazione e dettagli tecnici, risposte ai quesiti più ricorrenti e condividere le varie esperienze per poter crescere tutti insieme.»
Vedi anche due altri articoli di Quotidianocasa sull’argomento:
1.www.quotidianocasa.it/2007/10/09/3660
2. www.quotidianocasa.it/2007/10/04/3644
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